Qualsiasi Titolo Sarebbe Fuorviante

Pseudo-Farfugliamenti di un oscuro essere che vive all'interno della mia esteriorità socialmente accettabile... (Ma cosa ho scritto?)

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giovedì, settembre 22, 2005
Piaceri medio-borgesi...

barchetta

Ebbene lo ammetto, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra... Alle volte le mie pulsioni sono inequivocabilmente quelle di un ragazzo medio-borghese. E devo dire che non me ne vergogno.
Finalmente, dopo lunghi mesi di trepidazioni e di discussioni a mezza bocca in famiglia, condite da disapprovazione mista ad incredulità da parte di alcuni amici, sono entrato in possesso della mia nuova macchinina destinata all'utilizzo prevalente casa-università-casa: la mia spider preferita, la Fiat Barchetta.
Due posti secchi, decappottabile, motore 1.8 da centotrenta cavalli che beve benzina come un camion ma canta come una sirena.
Ora io mi chiedo: perchè dovrei vergognarmi segretamente (cosa che in effetti avviene) del mio intimo godimento nel possedere una macchina che mi piace? Certo, dovrei farmi la morale perchè di questi tempi una macchina a due posti e praticamente senza bagagliaio, che consuma come se fosse un pull-mann, non è proprio il massimo della coscienza sociale... Eppure non è così.
Ora che aspetto che mio padre svolga le pratiche assicurative e quindi la macchina è ferma in garage, dovrei forse vergognarmi di aver passato tutta la mattinata a lucidarmela e improfumarla come un vero coatto buzzurro e truzzo?
Io lo so, forse è solo questione di tempo finchè verrà il giorno in cui comincierò a sgasare al semaforo guardando con aria di sfida a sinistra e a destra i conducenti delle altre auto che aspettano il verde.
Mi trasformerò piano piano in un mostro che tiene alto lo stereo per far sentire a tutti che musica sente? Mi spunteranno magicamente camicie con il colletto che arriva alle orecchie e giganteschi occhiali da sole di Gucci?? Mio dio, comincierò a spendere migliaia di euro in stereo e subwoofer megagalattici che fanno tremare i vetri alle altre macchine nel raggio di kilometri?
Passerò i miei week-end a lucidare la macchina?!? Cazzo!!! Inizierò a frequentare assiduamente carrozzieri, meccanici e negozi truzzi di accessori per auto????
Sarà più dura di quanto pensassi. Rimanere me stesso e convivere con il mio lato amante delle apparenze, consumista-e-contento. Riuscirò a tenerlo nell'angoletto di me stesso dove è sempre stato o mi trasformerò nel mio peggior nemico per colpa di una macchina?

[P.S. la barchetta in foto non è mia, alla mia ancora non ho fatto il servizio fotografico.]

Postato da: stendek a 22/09/2005 13:04 | link | commenti |

domenica, settembre 18, 2005
...

... Come disse il saggio e inarrivabile Homer Simpson :
"Anche io da piccolo credevo nelle cose !" ...

Postato da: stendek a 18/09/2005 18:10 | link | commenti |

domenica, settembre 11, 2005
Simona Torretta mi sta sul cazzo.

simona torretta

Sto guardando Primo Piano su RAITRE e in collegamento c'è lei. Simona torretta. Mentre lei parla mi viene solo un impulso. Primordiale e irrefrenabile. Sputare sul televisore. Anche io sono contro la guerra. Ritengo indiscutibili le argomentazioni pacifiste riguardo soprattutto l'illegalità, l'immoralità e la sostanziale inutilità della guerra in Iraq. Ma questa fetida sciocca piena di se che con il suo puttaneggiare finto impegnato si è fatta rapire insieme a quell'altra svampita della sua amica salvo poi dire, dopo esserci costata sicuramente un sostanzioso riscatto (pagato con le NOSTRE TASSE), che in fondo chi l'ha rapita era bravo buono e bello, bene questa piccola persona mi fa schifo, mi ripugna e mi fa vergognare di essere di sinistra.
Con quell'aria di una che "solo lei le sa le cose" perchè solo lei è veramente compartecipe della sofferenza dei suoi iracheni (compresi quei bravi ragazzi che l'hanno rapita) tra una risposta saccente e l'altra lo trova il tempo di nominare il libro che lei ha scritto.Per farsi spudoratamente pubblicità come una degna proselita dell'era Berlusconiana. Come farsi scappare una occasione così ghiotta per spacciare il suo fetente libro? Ma vi rendete conto? Con quella faccia poi...

Postato da: stendek a 11/09/2005 23:28 | link | commenti |

sabato, settembre 10, 2005
La Carta di Identità

Giovedì scorso…

Con in mano le mie quattro foto-tessera spiegazzate mi avvicino umile e spaesato al cospetto dell’enorme edificio tappezzato d’indicazioni fuorvianti e colorate. Dopo un po’ trovo la mia strada. La donna di là del vetro mi guarda visibilmente scocciata e mugugna (testa girata dall’altra parte), senza togliere il gelato dalla bocca, qualcosa riguardo un numeretto, una cassa che è chiusa e uno sportello. Poi, lasciando quasi sospesa la frase, riprende a chiacchierare amabilmente con la sua collega intenta nell’arduo compito di risolvere il cruciverba nell’ultima pagina di una rivista scandalistica. Naturalmente stando bene attenta a far asciugare lo smalto fresco sulle sue unghie, di cui si sente l’odore per buona parte della sala d’aspetto. Interdetto e disorientato, rimango per un po’ sospeso a guardarmi attorno chiedendomi quanto possa la signora-col-gelato percepire mensilmente per i suoi preziosi servigi nel gabbiotto con sopra l’eloquente quanto fuorviante scritta “Accoglienza”.

Insomma non è certo colpa mia (o meglio non del tutto) se domani mi scade la carta d’identità. Mi dispiace davvero di aver avuto la fastidiosa sfrontatezza di pensare di rinnovarla senza incappare in personaggi ai confini della realtà anche in questi tempi di magra economica e di snellimento amministrativo. Il burocrate o meglio: La Burocrate. L’ingranaggio infimo e meno pagato che però disgraziatamente viene a contatto col piccolo maleodorante utente recante fastidiose pretese (ad esempio il rinnovo di un’inutile carta di identità). In questo fatale incontro si scaricano gli attriti d’ingranaggi polverosi e radicati nei meandri della società. Io non ho tempo da perdere e vorrei informazioni chiare e concise e (bestemmia!) magari anche un sorriso. Lei no, non ha voglia di lavorare, punto e basta. E le è permesso, tanto è pagata ugualmente.

Adesso che faccio? Rompo gli indugi e chiedo ad un vecchietto. I poveri pensionati sono sempre i più informati ed esperti dei labirinti burocratici italiani, per ovvie e ben tristi ragioni. Bene, ho capito: prendo il bigliettino col numero, poiché la cassa è chiusa il modulo lo pago direttamente allo sportello quando sarà il mio turno. Semplice. Biglietto numero 211, ci sono solo diciotto persone davanti a me. Mi metto seduto e osservo l’umanità che mi circonda. Ci sono stranieri disorientati che provano, come me, a cavare informazioni dalla signora-col-gelato, poveri illusi… niente da fare naturalmente. Due bambine, la cui madre sfoglia con vigore e febbrilmente una copia di Gente, che corrono a perdifiato urlando a squarciagola e facendo lo slalom tra i vecchietti. Uno sta per cadere.

La ragazza sulla sedia di fronte a me è molto carina. Mi sorride. Una botta gliela darei… ma devo essere concentrato per non perdere il mio turno… queste cose mi mettono tensione.

Il sistema di visualizzazione del numero da servire abbinato allo sportello disponibile è rotto. Dovrebbe visualizzare il numero e lo sportello, ma ogni tanto una delle tre opzioni possibili diventa impossibile, cambiano i numeri e non si capisce niente.

Cazzo, solo io sembro preoccuparmene. Paranoia. Mi viene in mente la classica scena da Dylan Dog in cui tutto è calmo e poi si trasformano tutti in mostri. Sicuramente è una trappola, un complotto! Giganteschi coni gelato e carte di identità che prendono vita e tagliuzzano la faccia alle povere vittime.

Chissà se lo schermo impazzirà proprio in corrispondenza del mio turno… Temporeggerò e verrò schernito e deriso da tutte queste maledette iene che venderebbero un rene per vedermi in imbarazzo. Comincio a sudare e mi viene da andare al bagno, insomma, venti minuti di follia, paranoia, fantasie deviate e devianti e soprattutto, tanta, tanta pisciarella.

Cazzo è il mio turno!!! Cristo santo ce l’ho fatta maledetti bastardi fottetevi!!! Mi alzo di scatto e mi precipito allo sportello. Ora l’ultimo scoglio, la parte più difficile e impegnativa. Cercare di avere a che fare con quest’altra burocrate senza cedere alla tentazione di sfondare il vetro dello sportello con la testa e divorarle le sopracciglia che tiene alzate con supponenza, neanche fosse l’amministratrice delegata di General Motors. Non sto qui a dire con quale lentezza e aria da “ti sto facendo un favore che mi pesa tantissimo” la signora mi ha passato il modulo da compilare dopo avermi chiesto perché non lo avevo comprato alla cassa. Lei sapeva benissimo che la cassa era chiusa. Compilato il modulo, la signora comincia a fare le sue faccende e io mi guardo intorno, allo sportello alla mia sinistra c’è una famiglia di cinesi che sta richiedendo non so quale documento e dall’altra parte cominciano a chiedere in cambio le carte più assurde tipo il certificato della supercazzola e l’attestato di avvenuta pulizia oro-faringea e il visto anale… o roba del genere. I cinesi sono disperati. Dovete portare il certificato timbrato all’ufficio stranieri -continua infervorata la signora-  e poi tornare qui, farvi mettere un timbro sul braccio, andare dal dottore, poi in questura, poi all’anagrafe e infine tornate qui, ritirate le ventimila lire e…. bla bla bla. Dio che società degradata.

Intanto la mia carta di identità è pronta e io sono impaziente di fuggire via. Mentre torno verso il luogo lontanissimo e inaccessibile dove ho parcheggiato la macchina mi rendo conto con un misto di orrore e rivelazione che lì attorno c’è una densità di vigili urbani spaventosa… Ecco dove si nascondono tutti… In circoscrizione!!! Che posto infernale.

Postato da: stendek a 10/09/2005 12:29 | link | commenti |

venerdì, settembre 09, 2005
I misteri della Doppia Fila

Sicuramente quando sarò più grande lo capirò. E’ uno dei misteri delle nostre città. Per quale motivo quelli che parcheggiano in seconda fila, precludendo naturalmente l’uscita al maggior numero possibile di autovetture, aspettano che sia prossimo a finire il gas del tuo clacson prima di degnarsi a spostare, con calma e con stizza, la propria auto?

Perché oltretutto ti guardano anche male prima di salire montare in macchina e sbattere rumorosamente lo sportello?

Tu magari avevi fretta e loro invece, quando stai già prendendo in considerazione l’idea di dare fuoco al loro automezzo, compaiono all’improvviso sempre dall’altro lato della strada. Senza correre. A volte hanno l’aria di aspettarsi delle scuse. A qual punto tu vorresti dire qualcosa ma… che dire? Con la bocca mezza aperta, con il labbro inferiore tremante e con l’occhio spento ti metti al volante senza una parola e ti allontani cercando di rifugiarti nei tuoi mondi paralleli, nelle tue realtà virtuali fantastiche in cui vivono strani pupazzetti tra cui vige la regola non scritta che chi ha torto comunemente chiede scusa. 

Postato da: stendek a 09/09/2005 00:35 | link | commenti (1) |

martedì, agosto 30, 2005
Tanto per Cambiare... (tutto deve avere un titolo?)

Bene, è ora di mettersi a studiare... Prima però una bella sigaretta. Ah, se non avessi smesso di fumare... Devo essere più concentrato sulle mie scelte. Penso che mi metterò sull'amaca a riflettere sul fatto che non sto combinando un cazzo e sentirmi in colpa. Sentirsi in colpa e non fare nulla per cambiare lo status-quo. Non è che sono contorto, a volte penso solo di essere un inetto. Anche non facendo nulla non riesco a godermi appieno neanche quei momenti di proletario fancazzismo democratico-socialista. Se perlomeno si mettesse a piovere... Cosa succederebbe? Oh, facile: assolutamente nulla.
Vorrei farmi un giro a tirare i tanga che spuntano invitanti e assillanti dai pantaloni delle troiette fino a farle morire dissanguate. Vorrei prendere un cazzo di carro armato e schiacciare tutte le Smart i cui proprietari pensano che la loro macchina sia effettivamente piccola come il loro cervello e zig-zagano nel traffico come gaudenti coglioni coi loro occhiali finto-gucci.

Vorrei che tutti quelli che ascoltano, non so, Dj Francesco, per dirne uno, fossero sodomizzati da un gigante cieco che è stato appena sedotto e abbandonato da un goblin coprofilo.

Tutti quei cretini e anche bruttarelli che vanno in giro avvinghiati a delle strafighe dalle tette invitanti e munite di pantaloni così aderenti che potresti scopartele anche vestite… Potessi provocare loro la secchezza eterna del loro abusato membro virile.

Quando devo mettermi a studiare immagino sempre tutti gli altri stronzetti che se la stanno spassando.

Per esempio quelle studentesse che hanno l’appartamento davanti al mio… Beh, ne parleremo un’altra volta…

Postato da: stendek a 30/08/2005 14:50 | link | commenti (3) |

lunedì, agosto 29, 2005

La baia riapre !!!

Qualche mese fa io e i miei amici abbiamo sfiorato le lacrime quando abbiamo trovato le sue saracinesche mestamente abbassate con attaccato un impietoso foglio bianco del tribunale fallimentare che arcigno ci comunicava che La Baia chiudeva i battenti. E così ci eravamo trovati orfani del nostro locale preferito, che avevamo visto crescere e di cui eravamo praticamente soci onorari.

La Baia… già il nome era un programma. Immersa in un non-luogo tra due quartieri della periferia est di Roma, in una delle vie meno trafficate del globo, fuori del mondo e in un mondo tutto suo. Un posto che di baia ha proprio poco poco… Un locale non ben definito tra il piccolo bar a conduzione familiare e il cornettaro notturno quasi malfamato. Popolato dei suoi personaggi mitologici come Pino,  quando c’è lui la birra costa di più (se si ricorda di fartela pagare…), la Signora, che si presume sia la padrona, sempre sorridente e prodiga di sconti, Singer (romanamente urlato Singhe), il pizzettaro indiano che raramente mette il naso fuori delle cucine di dubbia igiene, e ce ne sono anche altri ma la faccenda sarebbe troppo lunga. La baia è il posto in cui il travestito che finisce il suo turno di lavoro ( forse al mattatoio ) si siede al tavolo accanto al tuo a mangiarsi una pizza e finisce per sedersi sul tuo tavolo per discutere con te e i tuoi amici. La baia è il luogo magico in cui a metà dicembre può apparire dalla nebbia un arbitro di calcio con la sua bella divisa a prendersi un caffè all’una di notte. Un luogo che i perbenisti e i finti ricchi evitano come la morte o di cui nel migliore dei casi ignorano sdegnosamente l’esistenza. Di certo alla baia sei al sicuro dall’umanità degradata tipo Smart, occhiali finto-gucci e jeans con scritto dietro "Rich" (tutti uguali). E non incontrerai mai idioti con la puzza sotto al naso. E se arriva qualche zoccola è perché lo fa per lavoro e non per sport come il resto delle cretinette che popolano la maggior parte dei locali romani.

Alla baia puoi sederti ad un tavolo, poggiare rumorosamente un cocomero portato da casa ed offrirne anche ai padroni e finire per tirare in giro gli avanzi senza che nessuno si sogni di dirti nulla, mettere i piedi sul tavolo e sbronzarsi sonoramente. Il luogo delle serate tranquille tra amici per cui il posto non conta davvero… Lì avevamo trovato il nostro microclima ideale e potevamo rifugiarci quando non eravamo in vena di convenevoli…

Quanto potrei raccontare ancora della baia… ma forse piace solo a noi che ci siamo affezionati…

Un locale senza fronzoli in un mondo di costose e noiose apparenze.

La Baia Riapre !!!

Postato da: stendek a 29/08/2005 19:17 | link | commenti |

Pericolose Voglie di Abbellimento...

Ed ora il narcisismo prende il sopravvento.... Pur non sapendo di preciso dove mettere le mani sto cercando di personalizzare la veste grafica di questo blog. E la cosa si sta già rivelando un nuovo piccolo fallimento...

Postato da: stendek a 29/08/2005 12:45 | link | commenti (1) |

Perchè....

davidoff
Non lo so con certezza. Il motivo della decisione di aprire questo blog si perde nelle nebbie della mia mente offuscata e ottenebrata da non meglio precisati oscuri motivi.
La spiegazione verso cui propende significativamente uno dei miei psicanalisti immaginari (ripeto, immaginari nel senso che li ho creati io da me, non fatevi idee strane) è che avendo smesso di fumare 15 giorni fa, ho bisogno di un altro sfogo alla mia libido tabagista. Dopo l'isolamento nella mia casa di campagna, le corse in bici, gli attacchi di nervosismo, le capocciate al muro, i quintali di vigorsol che ho spasmodicamente trangugiato... beh, ecco un cazzo di blog. Visto che dovrò decidermi a ricominciare a studiare e dare uno straccio di esame per settembre non vedo modo migliore per rientrare nella monotonia spacca-palle che passare ore e ore a pubblicare stronzate su un blog di dubbio gusto e di nebulose motivazioni no? Come primo... post (si chiamano post vero? Oppure Articoli? .. che due palle..) comunque come primo nonsocomesidevechiamareenonmenefregaquasiuncazzo credo che basti così.

Postato da: stendek a 29/08/2005 12:12 | link | commenti |

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